30/09/2022
Come funziona il Soil Washing

Come funziona il Soil Washing

Il soil washing è processo di separazione e trasferimento per dissoluzione delle sostanze inquinanti attraverso un fluido estraente, l’acqua. Lo scopo è quello di bonificare un terreno contaminato, proveniente da aree industriali dismesse o da raffinerie, o altro attraverso una linea di macchine composta da vari stadi di trattamento. Tale processo si basa su meccanismi chimico-fisici che vanno a separare le matrici contaminati del suolo concentrandole nella parte maggiormente fine (argille e lime), separandole così dalla parte più grossolana (sabbie e ghiaie).

Utilizzata ormai da anni nel Nord Europa, la tecnica del soil washing è l’unica a consentire la risoluzione di problemi riguardanti la bonifica di terreni inquinati, riuscendo così a determinare tempistica e risultati del trattamento in maniera certa. Vediamo di seguito come funziona il soil washing.

Soil washing: come funziona

Il soil washing è una tecnologia ex situ di bonifica dei terreni contaminati che si basa sulla separazione e il trasferimento per dissoluzione delle sostanze contaminanti dal terreno attraverso un processo di lavaggio con soluzioni acquose.

Il soil washing funziona sfruttando il principio che vede le sostanze inquinanti legarsi alle particelle fini. Infatti si caratterizzano per la superficie elevata e specifica e tendono, a parità di peso, ad assorbire maggiori quantità di sostanze inquinanti rispetto alle particelle che sono più grossolane.

Con la tecnica del soil washing la parte impregnata più fine di inquinanti viene separata dalla parte più grossolana tramite un processo di lavaggio fatto con alcuni fluidi estraenti, la selezione granulometrica dei materiali che sono stati lavati e il filtraggio finale. Tutto questo avviene tramite degli impianti di soil washing.

Gli impianti di soil washing: come funzionano?

Come spiegato in precedenza, gli impianti di soil washing rendono possibile la bonifica dei terreni. Il primo elemento di un impianto è il nastro trasportatore, il quale provvede all’alimentazione dell’impianto di trattamento. È munito di deferizzatore magnetico, il quale elimina tutte le parti ferrose che si trovano nel terreno onde evitare che i macchinari delle altre fasi si danneggino, il separatore magnetico ha lafunzione di allontanare eventuali rottami metallici presenti dopo la triturazione (se necessaria).

Una tramoggia di caricamento si occupa di ricevere il materiale da trattare, il quale viene sottoposto a una prima vagliatura grossolana con griglia di controllo per eliminare le parti più grandi, tipo rocce.

Ecco poi intervenire il disaggregatore a palette, che è composto da una vasca inclinata dove all’interno sono presenti agitatori a pale incrociate. Inclinazione e velocità di rotazione consentono la disaggregazione delle zolle del terreno, con conseguente dispersione dentro l’acqua. L’operazione di sfangaggio viene effettuata con una pala sfangatrice, costituita da una vasca inclinata al cui interno ci sono 2 coclee a palette che trascinano il materiale grossolano verso l’alto, in controcorrente al flusso di acqua di lavaggio, contente il materiale più fine (sabbia, limo e argilla).

Successivamente avviene la vagliatura a umido, in cui il terreno contaminato è sottoposto a forte lavaggio per spingere i contaminanti a separarsi della matrice del terreno più grossolana. La vagliatura ad umido viene effettuata sulla frazione grossolana sollevata dalla pala sfangatrice, in un vaglio rotativo, previo ulteriore sfangaggio nella parte di botte rotante cieca.

Poi intervengono gli idrocicloni, processo di idrociclonatura primaria e secondaria che recuperano dalle argille e dai limi la sabbia.

Le acque di lavaggio dei terreni provenienti dalla pala sfangatrice e dal vaglio circolare vengono ciclonate con idrociclone per allontanare la parte fine con granulometria inferiore a 80 μm; la sabbia viene quindi alimentata alla cella di attrizione e successivamente nuovamente ciclonata per allontanare la parte fine sganciata per attrito dalla sabbia.

Conclusa la fase di idrociclonatura, le sabbie vengono infatti trasferite alle celle di attrizione, le quali sono composte da vasche con pale rotanti, che hanno la funzione di rimuovere gli inquinanti dalle parti fini.  La sabbia dopo la prima ciclonatura viene infatti alimentata alla cella di attrizione, che ha la funzione di sganciare l’inquinante adeso sulla superficie della sabbia per attrito, con una leggera diminuzione della granulometria della sabbia e la produzione di fini contenenti l’inquinante.

Tutto il processo descritto sopra viene realizzato a circuito chiuso per cercare di massimizzare i consumi dell’acqua. A monte, tramite l’utilizzo di chemicals, l’acqua viene depurata e poi passa al sedimentatore per essere separata dai fanghi, che si depositano in fondo.

Le acque contenenti i fini, provenienti dalla ciclonatura, vengono alimentate a un impianto chimico-fisico dedicato, allo scopo di ottenere un’acqua chiarificata idonea al reimpiego per il lavaggio dei terreni (circuito chiuso dell’acqua).

I fanghi provenienti dall’impianto chimico-fisico dedicato, vengono quindi alimentati a un impianto di disidratazione al fine di ottenere un fango palabile; l’acqua separata viene riutilizzata per il lavaggio dei terreni.

Il quadro elettrico che comanda e controlla l’impianto si trova all’interno di un container. Oltre a fornire potenza elettrica a tutti i macchinari, contiene anche i PLC (Programmable Logic Control) e il supervisore grafico che controlla da remoto l’intero impianto.