05/12/2020
Pinsa romana: una storia curiosa

Pinsa romana: una storia curiosa

Da qualche anno si sente spesso parlare di Pinsa romana. Inizialmente ci si potrebbe confondere, pensare a una pronuncia sbagliata di pizza, invece no.
La pinsa romana è un prodotto leggermente diverso dal piatto tradizionale del Paese e le differenze sono talmente specifiche da aver riconosciuto, nel 2001, il marchio di nuovo prodotto.
Ma la pinsa romana che storia ha? Da dove è originata? Chi l’ha introdotta nei menù moderni?

La pinsa romana e la storia antica

Parliamo prima di cosa era, o meglio, cosa è stato in passato questo piatto riscoperto negli ultimi due decenni. Si deve tornare ai tempi dell’Antica Roma, la quale, prima di essere convertita alla religione monoteista, utilizzava molti tipi di offerte agli dèi nei vari templi.
La pinsa era un cibo offerto proprio agli dèi. Questo impasto era un mix di farine di cereali, acqua ed erbe aromatiche. Dal momento che non si era ancora diffuso – sarebbe successo molti secoli dopo – il tradizionale piatto chiamato “pizza”, i romani realizzavano delle focacce cotte su pietre riscaldate. Il risultato finale era quello di un panificato croccante, insaporito dalle erbe. Ai romani, oltre all’invenzione iniziale di questo prodotto, si deve anche il nome: pinsa, da “pinsàre”, ovvero schiacciare ed allungare.

La pinsa contemporanea

Non è fino alla fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio che Corrado di Marco, pizzaiolo romano, ricrea un impasto vagamente simile. Mischiando farine leggere, come quelle di riso, frumento e soia, riesce a creare un prodotto molto simile a quello originale, tuttavia decisamente più gustoso.
Oggi possiamo goderci una pinsa con la varietà d’ingredienti più ampia che secoli e secoli di scoperte ci hanno permesso, ma il segreto dell’originalità – e differenza – della pinsa è contenuto sia nell’impasto, ma anche nel processo di lievitazione e maturazione.
Per ottenere la pinsa, infatti, serve che questa lieviti per almeno 48 ore, un tempo che permette la maturazione delle farine e dei condimenti (sale, olio) e sufficientemente lungo da far assorbire alla farina tutta l’acqua inserita. La leggerezza del risultato finale, unita al sapore decisamente caratteristico, hanno reso la pinsa un prodotto riproposto da molti, talvolta come variante dalla classica pizza.

Come si è arrivati ad oggi

Per quanto sembri la semplice storia di un pizzaiolo creativo, è curioso osservare come Corrado di Marco, l’inventore, abbia sì dato vita ad una nuova ricetta, rifacendosi all’antica tradizione della pinsa, ma sia stato in grado di creare anche un’Associazione per il controllo della qualità delle varie pinserie sparse sul territorio. Si contano almeno 50.000 locali dove è offerta, fra le varie pietanze, la pinsa, ed ognuna di queste viene vagliata periodicamente dall’Associazione, affinché rispetti gli standard di qualità richiesti.

L’unica vera domanda che rimane da porsi riguardo questo fenomeno, cresciuto esponenzialmente negli ultimi 10 anni è: sarà questo il futuro della pizza? Sarà, un impasto così innovativo, capace di spodestare la regina indiscussa delle tavole di tutto il mondo?